martedì 13 dicembre 2016

Il gioco dell'angelo di Carlos Ruiz Zafon


Chiusa l'ultima pagina de L'ombra del vento, non vedevo l'ora di rituffarmi nelle atmosfere della Barcellona che scaturisce dalla penna di Zafon. Il gioco dell'angelo è una sorta di prequel: in questo secondo capitolo della tetralogia Il cimitero dei libri dimenticati facciamo un salto indietro. Ci troviamo infatti negli anni '20 e, con lo scorrere della pagine, capiamo che c'è un filo conduttore che, come è prevedibile che sia, lega le vicende narrate nel primo romanzo.
David Martin è un ragazzino che, rimasto orfano, si guadagna da vivere lavorando in un giornale. Il suo sogno è quello di diventare uno scrittore famoso, come il ricco Pedro Vidal, l'unico amico che, mosso a compassione dalla vita che misera che conduce e dalla sua solitudine, cerca di aiutarlo. Sarà proprio Vidal a procurargli un ingaggio con due loschi editori per pubblicare una serie di libri con lo pseudonimo di Ignatius B. Samson.

So che alberga nel cuore grandi speranze, ma che nessuna di esse si è realizzata, e so che questo, senza che lei se ne renda conto, la sta uccidendo un po’ ogni giorno che passa. 

In realtà la vita di David continua ad essere un inferno: costretto a scrivere senza sosta per rispettare le scadenze del suo contratto, vittima di continui mal di testa, si chiude sempre più in sé stesso, passando i giorni e e le notti a scrivere, sepolto vivo nell'inquietante casa che ha deciso di affittare.
Quando l'unico romanzo che pubblica con il suo nome viene stroncato dalla critica e perde il suo unico vero amore, l'angoscia lo assale. Scopre, inoltre, di avere un tumore al cervello e di essere condannato a morire, solo e abbandonato da tutti come ha vissuto.
È allora che compare sulla scena un''inquietante personaggio, l'editore Andreas Corelli che gli promette 100.000 franchi e la guarigione in cambio del suo impegno per scrivere un libro che possa fungere da testo sacro per una nuova religione. David decide di accettare ma ben presto si rende conto di aver stretto un patto maledetto e di aver perduto la sua anima per sempre.

In questo romanzo ritroviamo alcuni elementi che assicurano la continuità con L'ombra del vento: il Cimitero dei libri dimenticati, la libreria dei Sempere e il personaggio di Isabella, che, come si intuisce già dalle prime righe, altri non è che la madre di Daniel. Ma in realtà è un libro molto diverso dal precedente. Più oscuro, più tetro, oserei dire, privo di speranza. Quando Martin accetta di scendere a patti con Corelli segna infatti in modo irrimediabile la sua esistenza. Non c'è ritorno, né via di scampo.

E ogni vita d'artista è una piccola o grande guerra a cominciare da quella con se stessi e con i propri limiti. Per raggiungere qualunque obiettivo, c'è bisogno prima di tutto dell'ambizione e poi del talento, della conoscenza e, infine dell'opportunità.

Ho letto molte recensioni  negative su quest'opera, ritenuta da molti troppo fantasiosa e sconclusionata. Non sono d'accordo.
Trovo che l'aver lasciato più spazio all'elemento sovrannaturale abbia dato una marcia in più a questa storia. Punto focale è il personaggio di Andreas Corelli, che, come tutti gli indizi fanno presagire , incarna l'alter ego di Lucifero, l'angelo caduto scacciato dal suo stesso padre. Ma esiste davvero questa diabolica figura o è solo il frutto della pazzia dello stesso David Martin?
Questa è una delle tante domande sollevate dalla storia che però non trovano  riposta nell'epilogo.
E qui veniamo alla seconda critica che molti hanno mosso a Zafon, il non aver saputo dare una spiegazione a tutti le questioni aperte durante il racconto. Il finale stesso, dall'alto valore simbolico, si presta inoltre a più letture.
Non ritengo che questa caratteristica sia giocoforza un difetto, o il risultato di un romanzo scritto frettolosamente. Il gioco dell'angelo è un libro a più livelli di significazione che affronta tematiche complesse come la fede, il rimorso, la disillusione, il dovere, prestandosi a molteplici interpretazioni. Non siamo di fronte al classico giallo, nel quale seguendo le mollichine lasciate lungo la strada, si giunge facilmente alla soluzione ma si tratta di un romanzo che chiama in causa il lettore e le sue competenze, richiedendogli uno sforzo cognitivo superiore alla media.
Credo che, in ogni caso, con la lettura del terzo volume, Il prigioniero del cielo, tutti gli elementi, anche quelli più confusi, diverranno più chiari.

Le interessano le stesse cose che a lei. I libri, la letteratura, l'odore di questi tesori che ha qui e la promessa di passione e avventura dei romanzi popolari. Le interessa sconfiggere la solitudine e non perdere tempo a capire che in questo schifo di mondo niente vale un centesimo se non abbiamo qualcuno con cui condividerlo. Già sa l'essenziale. Il resto lo impara e se lo gode strada facendo.

Personalmente ho amato questo libro, che mi ha ricordato nella prima parte le atmosfere di Dickens, mentre il corpo centrale del racconto è giocato sul filo dell'opposizione tra realtà e dimensione onirica, normalità e pazzia, tanto che lo stesso lettore non riesce più a scindere ciò che è un'allucinazione da ciò che non lo è. Nonostante le ombre, ho parteggiato sempre per il suo protagonista, un individuo dallo straordinario talento costretto a lottare con le unghie e coi denti per un briciolo di felicità, punito per aver osato volare troppo alto, condannato a ferire chiunque abbia mai amato.

Indicazioni terapeutiche: per chi ha letto L'ombra del vento.

Effetti collaterali: Per alcuni lo stesso Corelli non esiste ma è l'incarnazione del lato oscuro dello stesso protagonista, delle sue rabbie più nascoste, un mostro nato dal suo odio più profondo, un golem spaventoso nato per annientare tutti i suoi nemici. Il male che ci fa più paura non è forse quello che alberga nel nostro animo?



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