Visualizzazione post con etichetta SognieBisogni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SognieBisogni. Mostra tutti i post

mercoledì 24 maggio 2017

Forse un mattino andando in un'aria di vetro di Eugenio Montale

Forse un mattino andando in un'aria di vetro 

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.


Un'epifania, una scoperta che colpisce l'io lirico all'improvviso, un "miracolo" che dura quanto un battito d'ali: la presa di coscienza del vuoto, del nulla,  dell'assurdità dell'essere e della natura apparente del mondo. Tutto ciò di cui l'uomo fa infatti conoscenza non è che un inganno, ma non per questo è meno reale.

Ma è solo un momento, uno smarrimento fugace, come un velo che si discosta per poco per poi tornare a coprire, con la sua natura illusoria, l'assenza di un senso profondo.

L'io poetante, dopo questa straordinaria esperienza, è costretto a portare dentro di Sé questa nuova consapevolezza, prigioniero del silenzio, senza poter più tornare alla condizione abituale degli "uomini che non si voltano". Il suo sentire e la conoscenza che ne è derivata si sono trasformate nella peggiore delle condanne.



venerdì 27 gennaio 2017

Auschwitz di Francesco Guccini


Francesco Guccini scrisse la canzone Auschwitz nel 1966, quando aveva 24 anni. Alla domanda sul perché continua a cantarla, in una recente intervista, ha risposto "perché i motivi per cui è stata scritta, purtroppo, non si sono esauriti."

Son morto che ero bambino 
son morto con altri cento 
passato per il camino 
ed ora sono nel vento. 

Ad Auschwitz c’era la neve 
e il fumo saliva lento 
nel freddo giorno d’inverno 
e adesso sono nel vento. 

Ad Auschwitz tante persone 
ma un solo grande silenzio 
è strano non ho imparato 
a sorridere qui nel vento. 

Io chiedo come può un uomo 
uccidere un suo fratello 
eppure siamo a milioni 
in polvere qui nel vento. 

Ma ancora tuona il cannone 
ancora non è contenta 
di sangue la belva umana 
e ancora ci porta il vento. 

Io chiedo quando sarà 
che l’uomo potrà imparare 
a vivere senza ammazzare 
e il vento mai si poserà.

Ancora tuona il cannone 
ancora non è contento 
saremo sempre a milioni 
in polvere qui nel vento.




Auschwitz è indubbiamente una delle canzoni più belle scritte dal cantautore modenese, una denuncia non solo dell'olocausto ma della ferinità dell'uomo, che quando si spoglia della sua umanità, perde la sua stessa essenza. Un grido di dolore affinché questa bestialità non si ripeta mai più, affinché ogni essere umano non perda la propria capacità di provare compassione, di aiutare il più debole, invece di distogliere lo sguardo.
Finché esisterà l'indifferenza, finché esisteranno popoli di serie A e di serie B, finché persone vivranno a spese di altre, Auschwitz continuerà ad esistere. 

mercoledì 10 agosto 2016

Rio 2016: la riscossa dei sognatori

Rio 2016: una valanga di emozioni.
Le Olimpiadi come metafora della vita: lotti, sudi, soffri, vinci, talvolta perdi. Ma a casa riporti sempre qualcosa, non sempre una medaglia, ma una lezione che ti marca a fuoco, ricordi indelebili, emozioni incancellabili.
Sono molte le storie che mi hanno colpito nel corso di questa XXXI edizione dei Giochi, vite sacrificate sull'altare di una passione, quella per lo sport, totalizzante, che mischia lacrime e sudore, che ti innalza sulla cima dell'Olimpo, ma può farti anche precipitare nel più profondo dei baratri.



La medaglia d'argento della coppia formata da Tania Cagnotto e Francesca Dallapé, dietro le cinesi che sembravano disputare una gara tutta loro. L'emozione di un abbraccio che racchiude tutti i sacrifici di anni di allenamenti. Una rivincita a distanza di quattro anni da Londra, quando mancarono il podio per appena 2.70 punti, superate dalla canadesi. Proprio le canadesi che, per uno strano scherzo del destino, hanno mancato a Rio la medaglia di bronzo per un soffio. Un cerchio che si chiude. Una rivincita che vale come un oro, che però non cancella i momenti difficili. Alla fine della gara Tania Cagnotto confessa il sollievo di lasciare lo sport, la tensione e la fatica che l'hanno accompagnata:

Però arrivare a questo argento è stato feroce, scortica, toglie la pelle. So che rimpiangerò lo sport, ma sono a pezzi. Stanca di soffrire. Smetto per questo, perché è un fuoco che riscalda, ma che consuma anche. Non solo te, ma anche quelli che ti stanno attorno.


Adam Peaty che a soli 21 anni è già entrato nella leggenda, record mondiale, l'unico al mondo a essere sceso sotto il muro dei 58'', e medaglia d’oro nei 100 metri rana. Non male per uno che da bambino aveva paura dell'acqua. Uno che è venuto su dal nulla, talmente povero che la sua allenatrice e scopritrice Rebecca Adlington regalò un'auto alla sua famiglia, dal momento che non poteva nemmeno permettersi i mezzi per raggiungere la piscina dove si allenava.
La riscossa di un ragazzo che è partito dal nulla e che, grazie al suo duro lavoro e alla sua determinazione, è arrivato sul tetto del mondo. In vista dei Giochi, si è sottoposto ad un allenamento durissimo: sveglia tutte le mattine alle 4, in piscina dalle 5 alle 7, e, di seguito, palestra fino alle 8.30. Poi di corsa al college per studiare. Nel tardo pomeriggio una seconda sessione di allenamento e, una volta tornato a casa, cena e a letto alle 19 come un bambino. “La gente non mi vedrà in giro per un po’ –aveva dichiarato ai giornali -, poiché sarò molto stanco".
Direi che ne è valsa la pena.


Yusra Mardini, diciottenne profuga siriana, inserita tra i dieci atleti selezionati dal Comitato Olimpico Internazionale per formare, per la prima volta nella storia, la squadra dei rifugiati. Yusra è una sopravvissuta: quando il barcone su cui stava viaggiando ha incominciato ad affondare nelle acque del Mar Egeo, si è tuffata e ha nuotato per tre ore fino all'isola di Lesbo, mettendo in salvo così le altre 20 persone a bordo.
Tutta la sua storia ha dell'incredibile. Già convocata nella squadra siriana, Yusra ha dovuto abbandonare il suo paese, a seguito della escalation di violenze e dei bombardamenti, che hanno distrutto, tra i tanti edifici, anche la piscina in cui si allenava. Da lì la decisione di fuggire, insieme alla sorella Sarah, fino alle coste della Turchia, e poi il naufragio, e ancora l'esodo attraverso la Macedonia, la Serbia, l'Ungheria e l'Austria, fino ad approdare alla Germania, dove attualmente vive e si allena. E poi la chiamata, quella del Cio, quella che la invitava a far parte di una squadra, composta da atleti come lei, che hanno perso tutto, che sono fuggiti dall'orrore della guerra, ma che non hanno rinunciato al loro sogno. E che alla fine una medaglia nella sua specialità, i 100 metri farfalla e stile libero, non sia arrivata poco importa. La sua vittoria quella più bella, l'ha già ottenuta. 




La storia dell'atleta uzbeka Oksana Chusovitina che a 41 anni disputa la sua settima Olimpiade, qualificandosi per la finale del volteggio. La sua storia è degna della trama di un film: ha disputato i giochi vestendo tre body differenti, CSI, Uzbekistan e Germania, vincendo due medaglie, argento al volteggio nel 2008, oro con la squadra nel 1992 a Barcellona. Ma, cosa ancor più rara tra le atlete, è rientrata a gareggiare dopo essere diventata mamma di Alisher. Lasciata la nazione tedesca, dove si era trasferita per curare il figlio affetto da da una grave malattia, è tornata a vestire la casacca della sua terra d'origine. Scenderà in pedana domenica 14 agosto a caccia di una medaglia che avrebbe dell’incredibile, considerando che la più "anziana" delle ginnaste statunitensi a queste Olimpiadi è nata nel 1994, quando la Chusovitina aveva già gareggiato per il suo primo torneo olimpico.

E poi c'è Michela Phelps, che si aggiudica tre medaglie d'oro, una nei 200 metri farfalla, una nella staffetta 4x200 stile libero e una nella staffetta 4x100 stile libero , entrando così nella storia come l'atleta olimpico più titolato di sempre raggiungendo quota 21,  a cui vanno aggiunti due argenti e due bronzi.
E la delusione per Federica Pellegrini per il quarto posto nei 200 metri stile libero, la rabbia che la spinge a dire che forse è il momento di mollare. E ancora la medaglia d'oro di Fabio Basile, un po' sbruffone, ma che, poco più che ventenne, ha sorpreso tutti con una vittoria inaspettata, mettendo a tacere tutti coloro che gli avevano consigliato di aspettare Tokyo 2020.

Tante storie, tutte diverse, ma ognuna capace,  a suo modo, di emozionare. Tante vittorie, altrettante sconfitte, che insegnano che alla fine, come dice a Jim Morrison, a volte il vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato.



venerdì 8 aprile 2016

Ti meriti un amore di Frida Kahlo

Frida Kahlo è considerata la pittrice messicana più famosa di tutti i tempi, la cui arte non solo ha influenzato tutta la cultura del '900 ma continua ad essere una fonte di ispirazione ancora oggi.
Nata affetta da spina bifida, a diciotto anni rimane vittima di un un terribile incidente che le spezza la spina dorsale e il bacino costringendola a rimanere per anni con un busto bloccata a letto. 

Troverà nell'arte la sola via dalla solitudine che la opprime: inizierà a leggere molti libri e a dipingere. Per sostenere questa passione i genitori le regalano un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, in modo che possa vedersi, e dei colori. Nascono così i suoi celeberrimi autoritratti.
Dopo che le viene rimosso il gesso, Frida Kahlo recupera la capacità di camminare, anche se i dolori non la abbandoneranno mai e diverranno compagni fedeli della sua vita.

Le sofferenze derivatele dalla sua condizione fisica non spezzano però il suo temperamento vivace e ribelle. Si dedicherà alla politica, appassionandosi alla causa comunista, e intreccerà una storia d'amore con il famoso pittore Diego Rivera.
Bella di una bellezza fuori dai canoni classici, Frida Kahlo nei suoi autoritratti non ha mai sentito il bisogno di imbellettarsi né di adeguarsi alle altrui aspettative.
Indubbiamente è stata una donna capace di ribaltare le convenzioni, di apparire mascolina e, allo stesso tempo, incarnare il simbolo del femminismo e dell’uguaglianza tra i sessi.

Ma è stata anche un'artista che ha fatto della sua stessa esistenza un'inno alla vita,  che ci ha insegnato che è possibile vivere persino con i tormenti e il dolore dell’amore. La sua storia con Rivera infatti fu travagliata: lui la tradiva, lei non smetteva di amarlo. Si sposano, divorziano, tornano insieme per restarci fino alla morte della pittrice messicana.

Frida Kahlo e Diego Rivera

Un amore irrazionale e potente che la consuma, che sceglie e non lascia alternative.
Ho avuto due gravi incidenti nella mia vita. Uno fu quando un tram mi mise al tappeto, l'altro fu Diego.
Una donna in cui dolore e passione sono andati a braccetto fino alla fine.
Muore lasciando nel suo diario l'ultimo pensiero: “Spero che l'uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più".


Ti meriti un amore 


Ti meriti un amore 
che ti voglia spettinata, 

con tutto e le ragioni che ti fanno 
alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti
lasciano dormire.

Ti meriti un amore che ti faccia
sentire sicura, 

 in grado di mangiarsi il mondo
quando cammina accanto a te,

che senta che i tuoi abbracci
sono perfetti per la sua pelle.

Ti meriti un amore che voglia ballare
con te, 

che trovi il paradiso ogni volta che
guarda nei tuoi occhi, 

che non si annoi mai di leggere le
tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti
quando canti, 

che ti appoggi quando fai la ridicola,
che rispetti il tuo essere libera,

che ti accompagni nel tuo volo, 
che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le 
bugie 
che ti porti il sogno,
il caffè
e la poesia.

 Frida Kahlo


venerdì 12 febbraio 2016

Specchio, specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?

Ricordate la fiaba di Biancabeve?
La matrigna era ossessionata dalla propria bellezza ed ogni giorno interrogava il suo specchio magico per avere la conferma di essere la donna più avvenente di tutto il reame, invidiosa della bellezza della giovane figliastra. Quando la piccola Biancaneve crescendo le porta via il suo primato, impazzisce per la rabbia e decide di ucciderla.
Che c'entra, direte voi?
Le fiabe non sono solo semplici storielle per bambini: raccontano alcuni aspetti del reale in veste magica. In questo caso, la paura di perdere la propria giovinezza e la propria bellezza.
Mi sono venute in mente queste riflessioni guardando Patty Pravo a Sanremo 2016.





L'immagine parla da sola.
Un'artista di indubbio successo trasformatasi in una caricatura di sé stessa.
Le battute sul suo aspetto "mostruoso" si sono sprecate. L'hanno paragonata al cane della storia infinita, a Voldemort, ad una rettiliana. Per alcuni è un rifiuto da "buttare" nel contenitore della plastica.
Non biasimo nessuno. Fare dell'ironia è facile, quasi naturale. Subito dopo però sono subentrate delle desolanti considerazioni.
Quanta poca compassione. Compassione nel senso etimologico del termine: dal latino cum patior - soffro con - e dal greco συμπἀθεια , sym patheia - "simpatia", provare emozioni con, inteso come quel sentimento per il quale un individuo percepisce emozionalmente la sofferenza altrui e prova desiderio di alleviarla.
Nessuna pietà per una donna che da giovane è stata indubbiamente bella e che, evidentemente, non ha saputo accettare il passare degli anni. Sarà stata mal consigliata? Forse troppo sola? Incapace di fare i conti con un il successo che le stava scivolando piano piano via dalle mani?

Nell'era digitale invecchiare non è facile. A nessuno piace l'idea di essere messo da parte, di diventare inutile, superato. Ad una donna poi non si perdona nulla: né di essere stata bella e intelligente, né tanto meno di non esserlo più.
Per secoli il genere femminile è stato relegato in secondo piano: le donne non studiavano, non lavoravano, non partecipavano alla vita politica. Erano nel peggiore dei casi un orpello da esibire in pubblico, nel migliore le "regine" della casa. Basti pensare che in Italia la parità tra i coniugi è stata sancita dalla legge solo con la riforma del diritto di famiglia del 1975. Prima una donna passava semplicemente dal sottostare alla potestà del padre a quella del marito. Un oggetto. Forse per questo era tanto importante che fosse di aspetto gradevole perché a nessuno interessava il contenuto.
Ecco perché oggi davanti alle polemiche sull'aspetto di Patty Pravo mi intristisco. Le ritengo un retaggio di tale subalternità. Come se attaccando l'aspetto esteriore di una donna si volesse svilirne il suo intero valore. Invecchi e puf! Tutto quello che hai fatto, quello che hai costruito, il tuo talento e i tuoi successi cadono nel dimenticatoio.
Davvero non c'è altro da dire di una cantante che ha calcato le scene della musica italiana per 50 anni? Tutto si deve ridurre a qualche battuta su un chirurgo dal bisturi facile?

Patty Pravo che si esibisce al Piper

Guardando oggi Patty Pravo provo solo una pena infinita. Quanto deve sentirsi sola su quel palco a Sanremo, quanta infelicità è nascosta dietro quella maschera di botox.
Faccio un appello a tutti, ma in particolar modo alle donne: se proprio dovete investire fatelo per cambiare qualcosa dentro di voi e non fuori. La vostra serenità non dipende da come apparite ma dalle strade che imboccherete, dalle persone che sceglierete di essere ogni giorno della vostra vita. E soprattutto siate indulgenti con chi non ci riesce, chi si perde inseguendo elisir di eterna giovinezza. Magari semplicemente non sono stati fortunati come voi.
Anna Magnani diceva: “L'importante è non avere le grinze al cervello. Quelle in faccia prima o poi t'aspettano al varco.”


lunedì 8 giugno 2015

Derek non doveva morire


L'amore romantico, quello che vince su tutto, si sa non esiste. Tutte le storie si incagliano tra gli scogli della quotidianità: tra le tazze lasciate nel lavandino, i vestiti sporchi buttati per terra, lo stress del lavoro e le giornate che sembrano non finire mai. Per non parlare dei figli. Chi ha davvero voglia di cucinare una cenetta afrodisiaca quando non trovi nemmeno il tempo per lavarti i capelli?
La passione si piega all'abitudine: ogni giorno diventa un ossessivo giro su una giostra da cui ormai non riusciamo più a scendere. Roba da Mafalda: fermate il mondo voglio scendere!
Ma non si può.
Per questo abbiamo bisogno dei libri, dei film e dei telefilm, della finzione che tenga accesa la fiammella della speranza, che ci faccia sognare un amore senza confini, un amore che trascenda i limiti della nostra realtà, che ci faccia emozionare come quando eravamo adolescenti, quando bastava scorgere di sfuggita la persona che ci piaceva per essere felici per giorni.
Per questo avevamo bisogno di Derek e Meredith. Bello, talentuoso, affascinate lui. Incasinata, anaffetiva e immatura lei. La favola che torna a ripetersi: il dio neurochirurgo che si innamora della specializzanda. L'esempio di cosa è capace di fare l'amore, che ci tocca e ci rende straordinari, capaci di tutto, che cambia e modifica per sempre il nostro cervello, che ci sublima. Meredith sarebbe arrivata dov'è ora senza il sostegno di Derek? Avrebbe imparato lo stesso ad aprirsi, ad accettarsi, a lasciarsi amare senza di lui?
Ma la cosa più sorprendente è che, alla fine, è lei che, contro ogni logica,  ha salvato lui.


"Sei stata la mia boccata d'ossigeno. Mi hai salvato. Sei sempre stata tu."
Queste sono le ultime parole che Derek dice a Meredith (ora trovatemi una donna sulla faccia della terra che non desideri sentirsele dire!).
Per non parlare delle disavventure e delle tragedie a cui sono sopravvissuti:

  • Meredith che sopravvive all'esplosione di una bomba
  • Meredith che rischia di affogare e viene salvata da Derek
  • Derek che torna da Addison
  • Derek che impazzisce dopo aver perso una paziente e lascia il lavoro
  • La sparatoria in ospedale in cui Derek resta ferito e Meredith perde il bambino dallo shock
  • L'incidente aereo in cui muoiono Lexie e Mark
  • Meredith che partorisce durante la tempesta
Anche per uno standard televisivo sono veramente tante disgrazie. Troppe.
Ma loro ce l'avevano fatta.
Dopo ogni battaglia, ogni scontro, ogni dramma si erano ritrovati più forti di prima. Più innamorati. Un amore non perfetto, ma capace di crescere, di cambiare, di diventare più grande giorno dopo giorno. Nessuno poteva immaginare che il tanto agognato happy end ci venisse strappato così dolorosamente. Perché cosa fa Shonda Rhimes?
Mi uccide Derek.
E in uno stupido e banale incidente d'auto, per giunta. Una fine ordinaria per un amore straordinario. In un solo episodio cancella una storia costruita in dieci anni. Spazza via le speranze di milioni di fan. Annichilisce le fantasie dei romantici di tutto il mondo.
Derek e Meredith erano molto di più dell più bella coppia del piccolo schermo di sempre. Erano un simbolo.



Ai più nostalgici non resta che riguardare le vecchie puntate. Non ci dimenticheremo mai le loro dichiarazioni d'amore, i litigi, l'impossibilità di stare separati, la gelosia, gli sguardi, il matrimonio con il post-it, il sesso negli sgabuzzini, le incomprensioni, la passione che accendeva i loro occhi, la voglia di restare insieme a dispetto di tutti e di tutto.




Non ci dimenticheremo mai che ci fanno commuovere fino alle lacrime, sospirare, contorcerci sul divano, fare il tifo per loro. 
Grazie per tutte le emozioni, le risate, i pianti.
Non dimenticheremo mai che sono entrati a far parte dell nostre vite, prendendoci per mano e regalandoci un po' di quella magia che renda la vita meno grigia.

lunedì 25 maggio 2015

Chi si ama si sposa. Nozze gay sì o no?

Il matrimonio per molte donne è un sogno, per la maggior parte degli uomini un incubo. Per i molti che non possono contrarlo, è diventata una battaglia senza fine.
Sto parlando di tutte quelle coppie omosessuali a cui è ancora oggi negata la possibilità di riconoscere la propria unione davanti alla legge. E se è pur vero che  il matrimonio è una gabbia, chi sta dentro vuole uscirne, ma chi sta fuori vuole entrarvi.  
Qui non si tratta certo di wedding cake o allestimenti floreali ma del diritto di autodeterminarsi e di vedere riconosciuti le proprie libertà fondamentali. Perché il fatto che un individuo creda o meno nel matrimonio è irrilevante. Lo è invece che possa sposarsi, e sopratutto che  possa farlo, indipendentemente dal fatto che voglia convolare a nozze con una persona del suo stesso sesso.
Anche nella ultra-cattolica Irlanda ha vinto il fronte progressista: il 62,1 per cento dei votanti ha detto "sì" alle nozze gay. L'Irlanda diventa così il primo Stato ad aver approvato le unioni gay grazie a un referendum popolare (di fatto la costituzione irlandese può essere modificata solo attraverso la consultazione).
Resteranno nella storia le file agli aeroporti, documentate grazie a twitter attraverso l'apposito hashtag #hometovote, per il rientro in patria dei tanti lavoratori all'estero che tornavano a casa per partecipare al voto. Siamo di fronte a una metamorfosi epocale: in un solo giorno l'Irlanda si è trasformata da simbolo del bigottismo a faro per l'Europa. Un cambiamento che ha scosso le stesse fondamenta della Chiesa. L'arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin, all'indomani della vittoria della vittoria dei sì, ha commentato: "Quanto è accaduto non è soltanto l'esito di una campagna per il sì o per il no, ma attesta un fenomeno molto più profondo, una rivoluzione culturale."

File agli aeroporti: tutti in viaggio per votare sì

Sale così a 21 il numero dei Paesi che in tutto il mondo hanno legalizzato i matrimoni tra omosessuali (Danimarca, Olanda, Belgio, Spagna, Francia, Canada, Sudafrica, Norvegia, Svezia, Slovenia, Portogallo, Inghilterra, Galles, Islanda, Argentina, Uruguay, Nuova Zelanda, Finlandia, Messico, Brasile e Usa, in 38 Stati),
E In Italia?
La nostra Costituzione parla chiaro e recita all'articolo 3 "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
Ma si sa dalla costituzione scritta a quella materiale , il passo è più lungo di quanto possa sembrare.
Per alcuni è colpa del Vaticano, per altri dei conservatori. Molti si aggrappano ancora all'idea che il termine MATRIMONIO non possa essere usato per le coppie omosessuali. Come se questa parola alludesse ad una sorta di sacralità religiosa che non può essere "violata". Masturbazioni mentali. Ecco cosa sono. Che si scelga di usare questo termine o un altro non fa differenza. Pacs, unioni civili, matrimoni non sono ectoplasmi ma vincoli giuridici stabiliti dalla legge. E le leggi sono fatte dagli uomini.
Ciò che manca in Italia è la volontà di cambiare. Non so sto parlando solo della classe politica ma dei singoli. La vera domanda è: siamo pronti?
Purtroppo no. Ci sono ancora troppi che si sentono minacciati dalle comunità gay e transgender, troppi che si riempiono la bocca di parole come "depravati", troppi quelli chi sostengono che le unioni omosessuali mettano in pericolo la sopravvivenza della specie. Siamo un popolo di omofobi. Siamo disposti a tollerare i gay purché si nascondino, non ostentino, dissimulino. Siate chi vi pare ma a casa vostra. E per carità non vi azzardate a chiedere pari diritti e opportunità. Vergogna.
Eppure basterebbe poco. Lasciare la porta aperta e far entrare il futuro: una società nuova e più giusta, una società tra eguali. Una società senza discriminazioni.
Un giorno saremo pronti. Forse.

venerdì 8 maggio 2015

Festa della mamma: l'amore non sbaglia mai


Una mamma basta a 100 figli, ma 100 figli non bastano ad una mamma.
La saggezza popolare sintetizza così, in poche parole, il legame indissolubile e assoluto che lega ogni madre ai suoi figli. 
Da figlia, posso dire che una mamma non sbaglia mai. O se commette degli errori è solo per troppo amore. 
E allora mi chiedo: quando si agisce in nome dell'amore è tutto giustificabile?
Forse no. Forse anche l'eccesso d'amore genera mostri. Forse chi non è stato amato da piccolo diventerà un genitore troppo indulgente, pronto a mettere nelle mani dei propri pargoli il mondo intero. O al contrario, chi ha avuto genitori troppo severi si ritroverà a sua volta ad essere intransigente. Che ci piaccia oppure no, il clima familiare in cui cresciamo determina gli individui che saremo. Una sorta di karma da da cui non possiamo scappare.
Quindi non importa quanto abbiamo amato, odiato, ammirato, criticato nostra madre, il rapporto con lei ci segnerà per il resto della nostra vita.
Per quanto riguarda la mia esperienza personale non ho particolari ricordi di torte appena sfornate o biscotti fatti in casa. La mia è una di quelle mamme che ha sempre lavorato, impegnata nell'estenuante barcamenarsi tra il ruolo di donna lavoratrice, madre e moglie. Multitasking, direbbero oggi.
Solo ora capisco quanto deve essere stata dura, quanta straordinarietà c'è nel vivere la propria quotidianità con il sorriso sulle labbra, senza lasciarsi abbattere dalle avversità.
Ecco quando rifletto su  mia mamma, su ciò che mi ha trasmesso, il mio pensiero va alla sua forza, alla sua capacità di esserci sempre, senza essere invadente. Una sorta di rete di sicurezza. Tu sei lassù che volteggi nella vita come un acrobata su un filo, sempre in bilico tra le tue aspirazione e la paura di non farcela, consapevole però che ad ogni passo falso ci sarà qualcuno pronto ad afferrarti.
Ma non solo. Mi ha insegnato ad essere una donna indipendente, una che non ha bisogno di appoggiarsi ad un uomo per sentirsi completa. E tutto questo lo ha fatto senza sprecare tante parole a costruire teoremi su cosa fosse la vita. D'altronde la vera educazione è fatta da esempi da imitare più che di insegnamenti da dispensare.
Allora auguri a tutte le mamme: quelle che corrono dalla mattina alla sera, quelle che fanno le torte fatte in casa, quelle che non rinunciano alla carriera o alla palestra, quelle che "Sono ingrassata ma chi se ne frega", quelle che si emozionano per ogni "Ti voglio bene", quelle che si sentono inadeguate, quelle che vorrebbero essere più severe, quelle con i sensi di colpa perché non sono abbastanza presenti, quelle che non si  sentono mai abbastanza.
Il mestiere della mamma è il più difficile di tutti. Non ci sono né libretti d'istruzioni né strade maestre. Basta seguire il proprio istinto. E se a volte si sbaglia, lo ripeto, è stato solo per troppo amore.
Buona festa della Mamma a tutte!


venerdì 24 aprile 2015

Giornata Mondiale del libro: perché non leggiamo?


Ieri 23 aprile era la Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore, prima di una serie di iniziative, Il Maggio dei Libri, la campagna nazionale promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e in collaborazione con l'Associazione Italiana Editori.
Maggio è il mese della primavera: sbocciano i fiori, la natura si risveglia, il mondo torna a tingersi di colori sgargianti. I promotori vorrebbero che questo mese sbocciassero anche i libri: maggio quindi come metafora della riscoperta del piacere della lettura. Leggere è capire, emozionarsi, scoprire, sognare. Leggere è vita.
L'obiettivo di questa campagna è rimarcare la funzione sociale della lettura come elemento chiave della crescita personale, culturale e civile. E per riuscirci è necessario portare i libri tra le gente, farli conoscere, farli amare, sottolineando il loro valore emotivo e affettivo. Grazie a Il Maggio dei Libri nasceranno in ogni parte d'Italia migliaia eventi: dalle presentazioni agli aperitivi letterari, dai dibattiti alle iniziative  iniziative nelle scuole, nei parchi, in piazza o in biblioteca.
Per la Giornata mondiale del libro in Italia è stata lanciata la campagna #ioleggoperché, iniziativa voluta dall'Associazione italiana editori con l'obiettivo di stimolare coloro che non leggono. Ovvero quasi la metà degli italiani. I dati sono sconfortanti: secondo una una ricerca elaborata dall'Istat e dall'istituto di ricerca Nielsen solo il 43% degli italiani ha letto almeno un libro, in calo rispetto al 2011 quando i lettori erano il 49%. I "lettori forti", vale a dire le persone che leggono in media almeno un libro al mese, restano stabili nel tempo, costituendoo il 14,3% del totale.

Ma perché In Italia si legge così poco?
Per mancanza di tempo?  Sembra una causa poco probabile se si ci sofferma su quante ore gli italiani, giovani e meno giovani, trascorrono sui social network o guardando la televisione. Sbaglia però chi mette sul banco di accusa le nuove tecnologie: anche se i contenuti degli new media sono, in una certa misura e da un certo punto di vista, in competizione per la nostra attenzione, il nostro tempo e il nostro portafoglio, producono un effetto virale che contribuisce a diffondere la conoscenza e l'informazione. Basti pensare al fenomeno degli e-book, che, nel 2012 hanno registrato, in controtendenza, un aumento del 17%.
Per colpa della crisi? Anche in questo caso, la minore disponibilità di risorse finanziarie da sola non basta a giustificare la diminuzione dei lettori. 
Basso livello culturale, mancanza di politiche scolastiche che educhino alla lettura, scarsa incentivazione all'acquisto e nessun tipo di promozione da parte dei media. Per gli editori sono questi i fattori che ostacolano la lettura.
Anche a voler guardare il bicchiere mezzo pieno, il quadro che ne emerge è sconfortante, per usare un eufemismo. La verità è che, da anni, in Itali assistiamo ad una lenta ma inesorabile campagna denigratoria che ha come vittima sacrificale la cultura. Sapere non è importante. L'unica cosa che conta è chi conosci e a quali compromessi sei disposto pur di avere successo. 
Un paese dove al desertificazione delle librerie va di pari passo con quella valoriale. 
Il primo passo per invertire questa tendenza sta nel ripartire da un'educazione civica che consideri il libro come uno strumento necessario per la crescita personale di ogni individuo ma soprattutto per la costruzione della società civile.  Una società composta da uomini liberi e pensanti, capaci di compiere le proprie scelte in piena consapevolezza. Come diceva Gianni Rodari: "Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo". Leggere aiuta a costruire la propria personalità, a razionalizzare, a diventare delle persone migliori.
Ma leggere è prima di tutto un piacere, il problema è che nessuno ce lo insegna più. 



Neri Marcoré - Io leggo perché 23/04/2015

mercoledì 22 aprile 2015

Giornata della Terra: verso uno sviluppo sostenibile?


Un proverbio dei Nativi Americani recita: "La terra non ci è stata regalata dai nostri padri, ci è stata data in prestito dai nostri figli."
Cosa significa? Significa che il dovere di ogni essere umano è quello di preservare il pianeta in cui viviamo, prima che sia troppo tardi, prima che non rimanga più niente da tutelare. Per questo oggi si parla sempre più spesso di sviluppo sostenibile, cioè quello sviluppo che risponde alle esigenze del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie.
Il filosofo france Serge Latouche ha coniato il termine decrescita felice, con cui si fa riferimento ad un modello economico basato sulla riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione e dei consumi, con l'obiettivo di stabilire delle relazioni di equilibrio ecologico fra l'uomo e la natura. Il tutto senza perdere di vista l'uguaglianza tra gli esseri umani.
Siamo dunque di fronte al fallimento del capitalismo?
Per alcuni la decrescita non implica la rinuncia allo scambio dei beni e delle merci, ma una loro riduzione a favore di una maggiore qualità della vita diffusa e di un benessere ecologico a tutela della vita sulla Terra. Di certo, dagli studi sul rapporto tra economia e felicità, è ormai emerso che non c'è nessuna relazione univoca tra benessere e ricchezza: quando si è poveri l’aumento di beni si traduce subito e facilmente in aumento di benessere, ma superata una certa soglia di ricchezza, quella che consente di soddisfare i bisogni ordinari della vita, l’aumento di reddito non si traduce più in felicità. L’economia capitalistica, quindi, sembra essere arrivata a un punto di saturazione, non tanto in termini del PIL quanto piuttosto in aumento di felicità. La conclusione è che, da qualche decennio, il benessere delle persone nei Paesi capitalisti non cresce più.
Senza tenere in considerazione che una volta terminate le risorse rinnovabili, i nostri discendenti dovranno fare i conti con un nuovo deficit, difficilmente recuperabile, quello ecologico. È necessario che ogni individuo si renda conto che il processo di autodistruzione del pianeta può essere invertito soltanto riducendo i consumi e la produttività, limitando l'inquinamento e gli sprechi e lasciando che il pianeta rigeneri piante, atmosfera e modi di vivere. 
Sull'onda di questa nuova sensibilità e consapevolezza oggi 22 aprile si festeggia la Giornata della Terra, voluta dall’Onu per sensibilizzare tutti alla difesa del Pianeta e di tutte le forme di vita che lo popolano.



Un appuntamento per ricordare e, soprattutto, per ricordarci che il pianeta è uno solo, ma anche un modo per sentirci più vicini, gli uni fratelli degli altri. Una vera e propria chiamata all'azione che si propone di mobilitare milioni di persone, ipotizzando almeno 2 miliardi di azioni verdi.
Nello specifico, nell'anno dell'Expo l'Earth day viene declinato nell'ottica del tema della sostenibilità alimentare. Al Circo Massimo di Roma è stata organizzata una giornata in cui agire per il diritto al cibo e alla sana alimentazione, all’interno della campagna “Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro". Questa campagna nasce dall’appello lanciato da Papa Francesco a tutta l’umanità a mobilitarsi per rimuovere tutte quelle cause che rendono la fame e la disuguaglianza dell’accesso al cibo, una deriva incontrollabile che va bloccata quanto prima.
Un'altra iniziativa che riscuoterà grande successo è quella lanciata dalla Nasa, che per oggi 22 aprile lancia l'hashtag  #NoPlaceLikeHome, invitando tutti a condividere sui social foto e video che rappresentino la straordinaria specificità e unicità di ogni luogo terrestre. Del resto nessuno posto è come casa. Senza dimenticare che la Nasa stessa ci ricorda che, malgrado le scoperte legate alla scoperta dello spazio, non è stato ancora scoperta nulla che eguagli la straordinarietà dell'ecosistema della Terra.
Cambiare non è solo possibile ma necessario. 
Quindi non importa dove abitiate, cosa facciate, come viviate, il momento per agire è ora.


venerdì 13 febbraio 2015

La parole giuste per dirti ti amo...

San Valentino. Il giorno degli innamorati per alcuni, una mera ricorrenza consumistica per altri ( i più scettici sostengono che la fama di questa festa sia da imputarsi alla famiglia Ferrero, che ha creato un evento ad hoc per incrementare le vendite della loro azienda).
Voi da che parte state? Siete cinici o inguaribili romantici?
In qualsiasi modo la pensiate, colgo l'occasione per segnalarvi passaggi tratti da alcuni dei miei libri preferiti. Perché se il regalo è superfluo, non bisognerebbe mai perdere l'occasione per ricordare alle persone care quanto le amiamo, magari con un semplice bigliettino.
Allora lasciatevi ispirare!


In quel momento fu come se il tempo si fermasse, e l'Anima del Mondo sorgesse con tutta la sua forza davanti al ragazzo. (...) Tutto ciò che il ragazzo capiva in quel momento era che si trovava di fronte alla donna della sua vita e anche lei, senza alcun bisogno di parole, doveva esserne consapevole. Ne era certo più di quanto lo fosse di ogni altra cosa al mondo, anche se i genitori, e i genitori dei genitori, le avevano sempre detto che, prima di sposarsi, bisognava frequentarsi, fidanzarsi, conoscersi, e avere del denaro. Ma, forse, chi lo affermava non aveva mai conosciuto il linguaggio universale: perché, una volta che vi si penetra, è facile capire come nel mondo esista sempre qualcuno che attende qualcun altro, che ci si trovi in un deserto o in una grande città. E quando questi due esseri si incontrano, e i loro sguardi si incrociano, tutto il passato e tutto il futuro non hanno più alcuna importanza. Esistono solo quel momento e quella straordinaria certezza che tutte le cose sotto il sole sono state scritte dalla stessa Mano: la Mano che risveglia l'Amore e che ha creato un'anima gemella per chiunque lavori, si riposi e cerchi i propri tesori sotto il sole. Perché, se tutto ciò non esistesse, non avrebbero più alcun senso i sogni dell'umanità.
L'Alchimista di Paolo Coelho

Non esiste momento più bello, all'inizio di una storia,di quando intrecci le dita in quelle dell'altra persona e lei te le stringe. Ti stai affacciando su un mare di possibilità.
Fai bei sogni di Massimo Gramellini

Perché aveva paura di ammetterlo, ma quando era con lei valeva la pena di fare tutte le cose normali che le persone normali fanno.
La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano

Chi ti ama c'è sempre, c'è prima di te, prima di conoscerti.
Non ti muovere di Margaret Mazzantini

Mi sono innamorata di lui come quando ci si addormenta, piano piano e poi profondamente.
Colpa delle stelle di John Greene

L'amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo. L'amore può condurci all'inferno o al paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo. È necessario accettarlo, perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza. Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell'albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli. È necessario ricercare l'amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e di tristezza. Perché nel momento in cui partiamo in cerca dell'amore, anche l'amore muove per venirci incontro. E ci salva.
Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto di Paolo Coelho

E mi ritrovo ancora qui,a parlare al cielo.
Ha le braccia grandi
e il sorriso che sa di scintille.
È vestito di tutto punto,
è vestito di stelle.
Fa paura questo gigante
che mi accarezza la testa,
che mi guarda vivere
e non dice niente.
E vorrei contarle le sue stelle,
per conoscerlo meglio, per scoprirlo amico.
Ma le stelle quante sono? 
Ma le stelle quante sono di Giulia Carcasi 

Cosa mi manca di lei? Mi manca soprattutto il futuro.
Nel senso che mi mancano tutte le cose che ancora non so e vorrei scoprire con lei. Mi manca tutto ciò che avremmo potuto vivere insieme.
Il tempo che vorrei di Fabio Volo

Nel corso degli anni entrambi arrivarono, seguendo vie diverse, alla conclusione saggia che non era possibile vivere altrimenti, né amarsi altrimenti: nulla a questo mondo era più difficile dell'amore. 
L'amore ai tempi del colera di Gabriel Garcia Marquez

Non ho mai smesso di pensare che mi fosse necessario. E non l'ho mai odiato per il fatto di non essere necessaria a lui. Però lentamente ho cominciato a districarmi da quella necessità. A contenerla in una consapevolezza triste che schizzasse la sua rabbia da tutte le parti.
La zona cieca di Chiara Gamberale 

Non esiste nulla aldilà di questo. Non c'è altro tempo, luogo o condizione che non sia ora,qui,insieme a lui. E non ha alcun senso pensare alle conseguenze, al futuro, a ciò che è giusto o sbagliato, poiché tutto, ogni cosa,scompare. Doveva succedere, e sta succedendo.
L'uomo che sussurrava ai cavalli di Nicholas Evans

Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.
Il Piccolo Principe di Antoine de Saint Exupéry

Prima di te, Bella, la mia vita era una notte senza luna. Molto buia, ma con qualche stella: punti di luce e razionalità… Poi hai attraversato il cielo come una meteora. All’improvviso, tutto ha preso fuoco: c’era luce, c’era bellezza. Quando sei sparita, la meteora è scomparsa dietro l’ orizzonte e il buio è tornato. Non era cambiato nulla, ma i miei occhi erano rimasti accecati. Non vedevo più le stelle. Niente aveva più senso.
Twilight di Stephenie Meyer

martedì 13 gennaio 2015

Je suis Charlie

Je suis Charlie. 
Sotto l'egida di questo nome migliaia di persone in tutto il mondo si sono unite sul web, come nella vita reale, per gridare tutto il loro dolore e la loro indignazione.
Je suis Charlie per  dire NO alla violenza,
Je suis Charlie per dire che non ci faremo cambiare da chi, col terrore, tenta di farci diventare qualcosa diverso da ciò che siamo.
Je suis Charlie per ribadire che la libertà di espressione e di pensiero è uno dei pilastri della nostra società a cui non siamo disposti a rinunciare. 

Vedendo la grande sfilata a Parigi in memoria delle vittime che lavoravano al Charlie Hebdo  ho provato una grande commozione. Certo non si può far finta di non vedere l'ipocrisia di certi capi di stato (penso ai governati di paesi come la Russia, la Turchia, la Giordania che hanno sfilato a favore della libertà di espressione quando loro sono i primi a calpestarla) ma è indubbio che l'ultimo attentato alla sede del settimanale di satira francese non ha scosso solo la Francia ma il mondo intero.

Fiaccolata a Parigi in memoria delle vittima di Charlie Hebdo

Alcuni pensano che si tratti di un preludio di una guerra tra civiltà, tra oriente e occidente, tra cristiani e musulmani. Molti soffiano sulle braci dell'odio razziale fomentando vendette e ritorsioni, ignorando il fatto che la violenza genera solo altra violenza. 
La gente ha paura. 
Ho sentito troppe persone in questi giorni riempirsi la bocca a sproposito con parole come difesa della libertà, identità culturale cristiana, guerre religiose. 
Sono le stesse persone che condannano il terrorismo ma, allo stesso tempo, ritengono le vignette dello Charlie Hebdo troppo volgari e irrispettose. O quelli che querelano ogni persona per diffamazione e poi inneggiano al giornalismo indipendente (vedi Barbara D'Urso). O quelle trasmissione televisive che portano il lutto per la redazione parigina ma sono le prime ad aver censurato personaggi e programmi scomodi (vedi La 7 con Luttazzi).

Copertina del 13/01/15

La verità è che non siamo tutti Charlie. Che poche persone possono dire di essere veramente libere, libere non solo di esprimere la propria opinione ma anche e soprattutto di accettare quella altrui, anche quando ci offende, ci disturba, ci spaventa. 
Credete davvero che dobbiamo tutti imbracciare un fucile in difesa della nostra identità culturale? Che la guerra sia imminente?
Non sono né un giurista né un politologo, non so se c'è una soluzione, di certo non ne esiste una facile. Ma credo che il vero atto di coraggio sia essere rivoluzionari nella vita di tutti i giorni.
Il vero cambiamento parte da noi: nell'accettare il diverso, nella voglia di dialogare e capire gli altri, nel rifiutare facili bersagli dell'odio che altro non sono che fumo negli occhi. Nell'avere una coscienza critica e nell'usarla. Perché quando le persone smettono di pensare si comportano da folla.
E la folla sceglie sempre Barabba.


venerdì 31 ottobre 2014

I miei libri di Halloween

Oggi è  Halloween.
Halloween è una festa relativamente recente per noi italiani. Non fa parte della nostra tradizione in senso stretto, anche se negli ultimi anni si è imposta come una nuova moda.
Il nome All-Hallows-Eve significa letteralmente "vigilia dei morti": la leggenda narra che è una notte speciale in cui il confine tra il  nostro mondo e l'aldilà si fanno più labili. E' la notte delle streghe, dei fantasmi e dei mostri.
Ispirandomi a questa festività, ho pensato di stilare una classifica dei libri a tema:

1. Il mastino di Baskerville (Conan Doyle). Riuscirà Sherlock Holmes, con l'aiuto del suo fidato assistente Watson, a svelare il segreto che si cela dietro la maledizione che ha colpito la famiglia Baskerville? 

2. Il suggeritore (Donato Carrisi). Goran Gavila e Mila Vasquez sono sulle tracce di un serial killer che sa assumere molte sembianze, il che li mette costantemente alla prova in un’indagine in cui ogni segreto ne nasconde un altro, fino all'ultimo inatteso colpo di scena.

3. Frankestein (Mary Shelley). La storia del mostro, creato in laboratorio dal dott. Frankestein, diventato una figura immortale, simbolo del diverso ma anche della paura per il progresso e la scienza. 

4. Dracula (Bram Stoker). Tra tutte le creature della notte i vampiri sono quelle più affascinanti. Dracula, capostipite di questa razza, è uno dei personaggi più famosi creati dalla penna di uno scrittore, che ancora oggi non smette di sedurre il lettori. 

5. La biblioteca dei morti ( Glenn Cooper). Se esistesse una biblioteca in cui sono raccolte tutte le date di nascita e di morte di tutti gli esseri umani, anche di quelli che devono ancora nascere e morire? 

6. Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (Robert Louis Stevenson). La storia di uomo rispettabile che si trasforma di notte in una mostro, mettendo in scena lo sdoppiamento  presente in ogni essere umano, che riflette l'antitesi tra  Bene e Male e, in definitiva, l'ambiguità che alberga in ogni animo umano. 

8. IT (Stepehen King). Chi da bambino non ha avuto gli incubi pensando al terribile pagliaccio creato dalla penna autore americano? 

9. Shutter Island (Dennis Lehane). Nel 1954, gli agenti federali Edward "Teddy" Daniels e la sua spalla Chuck Aule si recano su Shutter Island, manicomio specializzato nella cura di criminale, per indagare sulla scomparsa di una paziente. Il confine tra realtà e pazzia è labile: dove si nasconde la verità?

E per voi, qual è la vostra personale classifica dei libri più terrificanti?

giovedì 23 ottobre 2014

Dottore, aiuto! Ho il blocco del lettore!

Quasi tutti sono a conoscenza del famigerato blocco dello scrittore, scrittori in preda a deliri che fissano il bianco delle schermo del pc (o del quaderno) alla confusa ricerca delle parole giuste, dell'idea vincente.

Pochi invece parlano di un male ben più diffuso: il blocco del lettore.
La noia che vi assale ogniqualvolta aprite un libro. La mente divaga davanti a tutte quelle lettere che si animano e si rincorrono, come animaletti impazziti, perdendo ogni significato, le palpebre sbattono come falene imprigionate per poi arrendersi mollemente e chiudersi. Non c'è nulla da fare. Quel libro proprio non vi prende e allora ne iniziate un altro. E poi un altro. E un altro ancora. Ma nulla. Nessuno vi regala quella magia segreta che cercate, nessuno vi avvince a sé soggiogandovi con le catene dell'immaginazione.

La diagnosi è presto fatta. Siete stati colpiti dalla sindrome del blocco del lettore. 
Le cause sono ancora sconosciute. Per alcuni la colpa è da ricercare nell'ostinazione di leggere libri che non procurano alcun piacere. Quasi che la lettura fosse un altro dovere della vita.
Chi di noi non si è mai cimentato nella lettura di qualche classico abbandonandolo miseramente poco dopo? Spinti a perseverare da una sorta di grillo parlante della coscienza letteraria, ci si rifiuta di gettare la spugna finendo così per sprofondarsi nella lettura sempre meno. Niente di più sbagliato. Leggere è un piacere: lasciate i tomi che non vi attirano a coprirsi di polvere sugli scaffali ma non rinunciate alla vostra passione.
Altri lettori riferiscono di aver perso ogni interesse dopo la fine di un libro bellissimo, un capolavoro che ha rubato loro l'anima. Il lettore col cuore spezzato, come un innamorato abbandonato, si domanda tra i sospiri: troverò  un altro libro all'altezza? Mi appassionerò mai un'altra storia che mi coinvolga così tanto? Si è come colpiti da una sorta di sindrome da abbandono.
Anche qui vale la regola del chiodo schiaccia chiodo: fiondatevi in una libreria o in una biblioteca, annusate tra le pagine, cercate l'ispirazione.
Altri ancora sono troppo stanchi, stressati, non riescono a concentrarsi per più di due righe di seguito. La sola vista di un rivista li inorridisce. Questa è una delle forma più acute.

Non è stata ancora trovata una cura. Gli esperti suggeriscono di fare una pausa: prendetevi del tempo. Voi e i libri. Riscoprite il piacere di calarvi in un mondo solo vostro. Ascoltate i vostri desideri più intimi per capire la storia che volete vivere, il racconto di cui non volete a fare a meno.
Se proprio non riuscite a trovare un nuovo libro, rovistate tra quelli che già avete. Non c'è niente di meglio a volte che tornare sui propri passi quando si è smarrito la strada maestra.

Non demordete. Per ogni storia che vi ha rubato il cuore, ce n'è una dietro l'angolo che non aspetta altro di essere scoperta.

domenica 5 ottobre 2014

Caro amico


Caro amico,
Ti scrivo così mi distraggo un po'....
Lucio Dalla iniziava con queste parole una delle sue canzoni più famose. Non potevo scegliere parole migliori per inaugurare questa rubrica.

Credits by zingarate.com
Il nome "Sogni e Bisogni" mi è stato ispirato, ça va sans dire, da un libro e mi ha colpito subito. Perché leggere è librarsi al di là della realtà in un mondo tutto nostro, e allo stesso tempo è un'urgenza che nasce del profondo del nostro essere e non può essere ignorata.
Non ho volutamente scelto un titolo più specifico perché non voglio mettere dei paletti. Questo spazio sarà dedicato alle discussioni sui libri, alle classifiche dei libri, alle riflessioni sui libri.
Insomma il fil rouge mi pare lampante: i libri. 
Spero di aver suscitato la vostra curiosità. 
 Al prossimo post!