venerdì 6 maggio 2016

Presentazione libro "Fame di Guerra. La cucina del poco e del niente"

Sabato 30 aprile presso la Sala Cope di Querceta si è tenuta la presentazione del libro di Simonetta Simonetti Fame di Guerra. La cucina del poco e del niente, edito dalla casa editrice Tra le righe libri di Lucca.
La casa editrice, come ho già avuto modo di ricordare, nasce con la "missione" di pubblicare libri di memorie, diari, saggi e documenti per preservare inalterata e viva la ricerca storica e l'interesse per le radici della nostra società.
Questa opera nasce dalla ricerca dell'autrice che ha voluto ripercorrere la storia della cucina italiana in una fase storica di eccezionalità come le due grandi Guerre Mondiali e il regime fascista, periodo che è coinciso con l'inizio del percorso dil emancipazione della figura femminile, capace di uscire dal ruolo secondario in cui era stata relegata per secoli.

A partire dal 1915 infatti, le donne non solo si  sono sostituite nei lavori agricoli gli uomini, chiamati al fronte, ma soprattutto hanno avuto l'arduo compito di riuscire ogni giorno a sfamare la propria famiglia con quel poco che era possibile reperire.
Le massaie furono infatti chiamate in prima fila a evitare sprechi e inventare la cucina del riuso e del riciclo. Nulla si doveva buttare. Tutto era buono per altri manicaretti. 
Da qui il titolo la cucina del poco e del nulla.



Con il fascismo venne introdotta l'autarchia: il regime mirava a raggiungere l’autosufficienza economica producendo nell'ambito del territorio nazionale i beni di consumo e limitando o annullando gli scambi con l’estero. Furono inaugurati gli orti di guerra sostituendo il té con il carcadè, il Caffè con il Caffesol, una sorta di miscela marroncina che nulla manteneva dell’aroma proprio del caffè, e la pasta, dopo una forte propaganda, con il riso, prodotto dalle risaie italiane. Furono inoltre coniati slogan come “Chi mangia troppo deruba la Patria”, in un'ottica che mirava a diffondere l'idea della magrezza come emblema della salute.

Nel saggio si trovano inoltre numerose ricette ma non siamo di fronte ad un semplice libro di cucina, c'è molto di più.
L'autrice sceglie di parlare della figura femminile attraverso il tema del cibo, che da sempre ha una forte connotazione simbolica. Il cibo è amore, calore, famiglia.
Non è quindi un libro di donne per le donne ma una riflessione su come la nostra società sia cambiata negli ultimi cinquant'anni e come l'industrializzazione e il consumismo abbiano spazzato via la fame degli italiani, facendo dimenticare loro l'utile e, tutto sommato, “piacevole” cucina del poco e del senza.


venerdì 22 aprile 2016

Il cardellino di Donna Tartt

Cosa vi spinge a scegliere un libro piuttosto che un altro?
La copertina? il titolo? Le recensioni?
Nel mio caso, la voglia di leggere un nuovo romanzo è direttamente proporzionale alla sua lunghezza. Con le sue quasi 900 pagine, Il cardellino rappresentava quindi una sfida allettante.
Cosa posso dire?
Che le pagine scorrono veloci come nubi sospinte dal vento di tramontana?
Che la scrittura di Donna Tartt sembra dilatarsi all'infinito e, allo stesso tempo, è densa, piena, riempie ogni spazio del cuore e della mente?


Il cardellino è un romanzo sorprendente, un capolavoro a mio avviso, che merita il clamore che ha suscitato (non è un caso se se si è aggiudicato il Premio Pulitzer 2014). Un libro così pervaso dalla mancanza e dallo struggimento che è quasi doloroso staccarsene. 

Ma partiamo dall'inizio. Il protagonista del romanzo è Theo, un ragazzo tredicenne, che rimane orfano a causa dell'esplosione di una bomba durante una vista ad un museo di New York, dove abita.

Il cardellino, Fabritius (1654)

Quel giorno segna uno spartiacque nella sua vita: non solo perde sua madre, smarrendo per sempre ogni barlume di felicità, ma anche perché, in un impeto inspiegabile, trafuga dall'edificio un importante opera d'arte, Il cardellino, dipinto di Fabritius del Seicento.
Con il passare degli anni il quadro diventerà una vera a propria ossessione per Theo, una sorta di feticcio di tutto ciò che ha perso e non tornerà più.

Il quadro mi aveva fatto sentire meno mortale, meno ordinario. Era stato un sostegno, uan forma di rivalsa, di nutrimento e di resa dei conti. Era il pilastro che aveva tenuto in piedi la cattedrale.

Il romanzo di Donna Tartt è una sorta di Bildungsroman contemporaneo, grazie al quale seguiamo le vicissitudini di Theo nel suo percorso verso l'età adulta: il suo soggiorno temporaneo presso la ricca famiglia dell'amico Andy, l'incontro con Pippa, il trasferimento a Las Vegas con il padre, le peripezie con l'amico Boris, il ritorno a New York e la sua nuova vita come antiquario con il socio Hobie.
Una vita travagliata, segnata da un profondo senso di smarrimento e di mancanza. Come ha raccontato la stessa scrittrice durante un'intervista Il cardellino è un romanzo sulla sopravvivenza e anche sulla cattività e sulla liberazione. Parla di come ci si sente quando si è imprigionati dalla propria storia, dal proprio passato.

E sento di avere qualcosa di molto serio e urgente da dirti, mio inesistente lettore (…). Che la vita - qualunque cosa sia - è breve. Che il destino è crudele ma forse non casuale. Che la Natura (intesa come Morte) vince sempre, ma questo non significa che dobbiamo inchinarci e prostrarci al suo cospetto. Che forse, anche se non siamo sempre contenti di essere qui, è nostro compito immergerci comunque: entrarci, attraversare questa fogna, con gli occhi e il cuore ben aperti. E nel pieno del nostro morire, mentre ci eleviamo al di sopra dell'organico solo per tornare vergognosamente a sprofondarvi, è un onore e un privilegio amare ciò che la morte non tocca.

Una riflessione a parte la merita il rapporto tra il protagonista e Pippa, di cui Theo è eternamente innamorato da sempre: un amore etereo, in bilico tra i non detti e gli sguardi di intesa, pronto a volare via come un uccellino a cui viene aperta la gabbia.

Lei era il filo dorato che intesseva ogni cosa, una lente che ingigantiva la bellezza a tal punto che il mondo intero appariva trasfigurato attraverso di lei, e solo lei.

Una piccola nota di demerito per il finale, che sembra un po' tirato per le orecchie, quasi che la scrittrice si sia accorta di aver allungato troppo la storia e abbia sentito l'urgenza di trovare una chiusa un po' troppo sbrigativa. La svolta alla giallo-thriller non cancella, in ogni caso, la poesia delle pagine precedenti.
In conclusione, devo ammettere che è difficile riuscire a trasmettere in poche righe il fiume di emozioni, sensazioni che vi stordiranno. Se non vi farete spaventare dalla sua prolissità, vi assicuro che ogni parola ha il suo peso e non è mai di troppo, e deciderete di acquistare questo libro, ne sono sicura, non ne rimarrete delusi.

Indicazioni terapeutiche: per chi sente la mancanza, anche di quello che ha già.

Effetti collaterali: Cosa significa crescere senza amore? Ci si abitua a questa mancanza o si diventa così, difettati e difettosi, impossibili da riparare?
Difficile dare una risposta.
Theo Decker resta, a discapito dei suoi errori, delle sue dipendenze e delle sue mancanze, una sorta di eroe post-moderno, un sopravvissuto che non si arrende al dolore, ma ogni giorno si sveglia per combattere i propri mostri. Forse proprio per questo è impossibile non immedesimarsi e non fare il tifo per lui.



martedì 12 aprile 2016

L'amore che ti meriti di Daria Bignardi

Proprio ieri ripensavo ai miei giochi di infanzia: i pasti preparati con le foglie e le margherite, le mappe del tesoro per esplorare il giardino, le bambole che prendevano vita. Pomeriggi interi a cavalcare le onde della fantasia.
Ero felice e non lo sapevo.
Anche Alma era felice. Prima.
Prima che Maio sparisse. Prima che i suoi genitori morissero. Prima di restare sola, nuda, esposta. 
Trent'anni dopo di quel dolore antico sembra non esserci più traccia, sepolto come braci ardenti sotto una spessa coltre di cenere. In realtà, Il senso di colpa non l'ha mai abbandonata, costringendola a a tagliare ogni ponte con il proprio passato per riuscire a sopravvivere, come se gli Alma-Maio non fossero mai esistiti.
Ma è solo un'illusione.
Il nostro passato non ci lascia mai, non importa quando desideriamo lasciarcelo alle spalle. Tutti i momenti fugaci, tutti i ricordi, tutti coloro che abbiamo amato rivivono in noi, che a noi piaccia o no.
Gli effetti del dolore sull'amore sono devastanti: diventi una persona che pensa solo a se stessa, ti senti in credito col mondo, non sai amare. La gente crede che il dolore faccia maturare, invece io penso che hi soffre troppo da giovane non cresca mai.
Toccherà alla figlia di Alma, Antonia, incinta di sei mesi, provare a districare la matassa di bugie, segreti, sofferenze della sua famiglia, ricongiungendo i fili tra passato e presente. Come una moderna detective si addentrerà per i vicoli di una Ferrara silenziosa ed ostile, simile ad un animale acquattato che aspetta di colpire, alla ricerca della verità.
Cosa è successo a Maio la notte che è scomparso? Sua madre è davvero responsabile?

Alma e Antonia, madre e figlia, unite da un legame abitato da troppi silenzi. Due donne che si specchiano l'una nell'altra per capire chi sono veramente. Distaccata e manipolatrice Alma, curiosa e appassionata Antonia. Riusciranno a ricucire, attraverso il passato, il loro rapporto?


Daria Bignardi tenta di costruire un libro a metà strada tra il giallo e la saga familiare: mi è piaciuto lo stile e ho trovato le ambientazioni molto suggestive. Si respira un certo distacco doloroso, una nostalgia che sa di persiane chiuse in estate, di ginocchia interrate, di gite sul Po limaccioso in afose pomeriggi, di luce abbacinante e sguardi d'intesa fraterni. 
La storia è narrata attraverso due diversi punti di vista, quello di Alma e di Antonia, con continui salti temporali dal presente al passato. Le pagine più coinvolgenti sono senza dubbio quelle dedicate all'infanzia di Alma e Maio, ritratto di una felicità che non ritornerà più, di risate perse per sempre.

Alla fine resta l'interrogativo più importante: l'amore va meritato?
Io non credo.
Amiamo spesso senza capire il perché, senza ragioni né reti di salvataggio. A volte questo amore ci salva, altre volte ci distrugge.

Indicazioni terapeutiche: per chi ama i segreti di famiglia.

Effetti collaterali: Cosa significa nascondere a tutti, sopratutto a chi amiamo, i nostri pensieri più profondi?
Alcuni lo fanno per proteggere la propria famiglia, altri per nascondere la loro vera natura.
Alzare muri è pericoloso, si rischia di lasciare gli altri fuori, vicini eppure irraggiungibili.
I segreti ti rendono più forte ma anche più solo. Fanno soffrire soprattutto chi li porta.


venerdì 8 aprile 2016

Ti meriti un amore di Frida Kahlo

Frida Kahlo è considerata la pittrice messicana più famosa di tutti i tempi, la cui arte non solo ha influenzato tutta la cultura del '900 ma continua ad essere una fonte di ispirazione ancora oggi.
Nata affetta da spina bifida, a diciotto anni rimane vittima di un un terribile incidente che le spezza la spina dorsale e il bacino costringendola a rimanere per anni con un busto bloccata a letto. 

Troverà nell'arte la sola via dalla solitudine che la opprime: inizierà a leggere molti libri e a dipingere. Per sostenere questa passione i genitori le regalano un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, in modo che possa vedersi, e dei colori. Nascono così i suoi celeberrimi autoritratti.
Dopo che le viene rimosso il gesso, Frida Kahlo recupera la capacità di camminare, anche se i dolori non la abbandoneranno mai e diverranno compagni fedeli della sua vita.

Le sofferenze derivatele dalla sua condizione fisica non spezzano però il suo temperamento vivace e ribelle. Si dedicherà alla politica, appassionandosi alla causa comunista, e intreccerà una storia d'amore con il famoso pittore Diego Rivera.
Bella di una bellezza fuori dai canoni classici, Frida Kahlo nei suoi autoritratti non ha mai sentito il bisogno di imbellettarsi né di adeguarsi alle altrui aspettative.
Indubbiamente è stata una donna capace di ribaltare le convenzioni, di apparire mascolina e, allo stesso tempo, incarnare il simbolo del femminismo e dell’uguaglianza tra i sessi.

Ma è stata anche un'artista che ha fatto della sua stessa esistenza un'inno alla vita,  che ci ha insegnato che è possibile vivere persino con i tormenti e il dolore dell’amore. La sua storia con Rivera infatti fu travagliata: lui la tradiva, lei non smetteva di amarlo. Si sposano, divorziano, tornano insieme per restarci fino alla morte della pittrice messicana.

Frida Kahlo e Diego Rivera

Un amore irrazionale e potente che la consuma, che sceglie e non lascia alternative.
Ho avuto due gravi incidenti nella mia vita. Uno fu quando un tram mi mise al tappeto, l'altro fu Diego.
Una donna in cui dolore e passione sono andati a braccetto fino alla fine.
Muore lasciando nel suo diario l'ultimo pensiero: “Spero che l'uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più".


Ti meriti un amore 


Ti meriti un amore 
che ti voglia spettinata, 

con tutto e le ragioni che ti fanno 
alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti
lasciano dormire.

Ti meriti un amore che ti faccia
sentire sicura, 

 in grado di mangiarsi il mondo
quando cammina accanto a te,

che senta che i tuoi abbracci
sono perfetti per la sua pelle.

Ti meriti un amore che voglia ballare
con te, 

che trovi il paradiso ogni volta che
guarda nei tuoi occhi, 

che non si annoi mai di leggere le
tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti
quando canti, 

che ti appoggi quando fai la ridicola,
che rispetti il tuo essere libera,

che ti accompagni nel tuo volo, 
che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le 
bugie 
che ti porti il sogno,
il caffè
e la poesia.

 Frida Kahlo


mercoledì 16 marzo 2016

L'Alchimista di Paulo Coelho

Una volta ho letto che la musica che ascoltiamo, i libri che leggiamo, i film che vediamo durante la nostra adolescenza ci segnano per sempre. In quel periodo infatti si definisce la personalità di ogni individuo e i gusti prendono definitivamente forma. 

Forse per questo L'Alchimista di Paulo Coelho resta in cima alle mie preferenze.
L'ho letto quando avevo diciassette anni e tutto in quel romanzo urlava un messaggio che sembrava essere stato scritto proprio per me. Io non ero più io ma Santiago, che vendute le sue pecore, partiva alla ricerca della propria Leggenda Personale.

Tutti da giovani sanno qual'è la propria leggenda personale, non hanno paura di sognare né di osare. Ma poi col passare del tempo quella certezza scompare, inghiottita dal timore di fallire. E si finisce per accontentarsi e per raccontarsi che è andata bene così. Si impara a mentire a sé stessi per sopravvivere.
Ma vivere è un'altra cosa.
Vivere è onorare la nostra vera natura, non tradire i nostri talenti, essere il meglio di ciò che possiamo essere.

E quando tutti i giorni diventano uguali è perché non ci si accorge più delle cose belle che accadono nella vita ogniqualvolta il sole attraversa il cielo. 

Il protagonista di questo romanzo, Santiago, decide di lasciare la sua vita da pastore e intraprende un viaggio che è non solo fisico ma soprattutto spirituale, che lo strappa dalla sua routine e, giorno dopo giorno, gli  regala l'insegnamento più grande: quando desideri qualcosa tutto l'Universo cospira affinché realizzi il tuo desiderio. 
Come capire se ci troviamo sulla giusta strada?
Segui i segnali.
Non passa giorno che l'Universo perda occasione per lanciarci un segnale. Ma bisogna essere coraggiosi: i nostri sogni hanno bisogno di sapere che lo siamo per venirci incontro.

Paulo Coelho
E Santiago lo è temerario per vendere tutto e partire alla ricerca di un fantomatico tesoro, nascosto ai piedi delle piramidi. Lungo la sua strada incontrerà tante persone e finirà per trovare l'amore, laddove sembrava meno probabile,  in un'oasi in mezzo al deserto.

È facile capire come nel mondo esista sempre qualcuno che attende qualcun altro, che ci si trovi in un deserto o in una grande città. E quando questi due esseri s'incontrano e i loro sguardi s'incrociano, tutto il passato e tutto il futuro non hanno più alcuna importanza. Esistono solo quel momento e quella straordinaria certezza che tutte le cose, sotto il sole, sono state scritte dalla stessa mano, la mano che risveglia l'Amore e che ha creato un'anima gemella per chiunque lavori, si riposi e cerchi i propri tesori sotto il sole, perché se tutto ciò non esistesse non avrebbero più alcun senso i sogni dell'umanità.

L'Alchimista di Paulo Coelho è un romanzo pieno di poesia e di fiducia (forse un po' troppo sentimentale per chi non ama il genere), che non ti stanchi mai di leggere, perché ogni volta ti regala una sfumatura diversa. Un libro da tenere sul comodino a portata di mano, da rileggere nei momenti tristi.

Indicazioni terapeutiche: per chi ha bisogno di un'iniezione di ottimismo, per chi nonostante tutto non ha mai smesso di sognare.

Effetti collaterali: L'Alchimista è un viaggio nella consapevolezza della propria interiorità ed esteriorità. Una favola all'apparenza semplice che cela però un significato profondo: è necessario entrare in contatto con la propria vera essenza, per trovare la strada per felicità. Solo trovando il coraggio di ascoltare il proprio cuore si può essere felici, d'altronde nessun cuore ha mai provato sofferenza quando ha inseguito i propri sogni.


lunedì 14 marzo 2016

Adesso di Chiara Gamberale


Succede che ti innamori,  costruisci una vita insieme ad una persona, anzi quella persona è diventata la tua Occasione, solo che non lo sai ancora.
Lo scopri solo quando qualcosa, quel qualcosa che vi teneva uniti, si rompe. E la vita che avevi sognato, immaginato, costruito scompare come i sogni al mattino, lasciandosi dietro una scia di rimpianti, recriminazioni e sensi di colpa.
E tu non sei più la stessa.
Se hai vissuto qualcosa di vero, un amore vero intendo, quell'amore ti ha deformato, cambiato per sempre, ha guarito in parte la bambina che sei stata ma te l'ha riconsegnata saccheggiata, tradita di nuovo, di nuovo delusa, con tutte le sue ferite e forse anche qualcuna in più che non ti eri accorta di avere.
E allora la paura di innamorarti di nuovo ti blocca, ti paralizza, come un veleno che ti scorre nelle vene. Ricominciare fa paura, più paura che restare soli. 
È quello che è successo a Lidia e Pietro.

“Funziona così. Che arriviamo a un punto. Prima di quel punto, ne abbiamo la certezza assoluta: è già successo tutto. O almeno tutto quello per cui poteva avere un’ombra di senso ‘sta vita. “Io? Tu. No no. Sì sì. Non sono pronto. Nessuno lo è”.

Lidia è la Lidia di La zona Cieca (Vi ricordate? http://bit.ly/1XPsol2 ) che nel frattempo si è separata da Lorenzo. Una che, nonostante tutto, nutre un grottesco accanimento sentimentale nei confronti della vita. È diventata una star televisiva e conduce il programma Le famiglie felici: si trasferisce una settimana a casa di una famiglia per provare ad imparare come si sta insieme. Perché, alla soglia dei trentasei anni, non è ancora riuscita a capire l'amore come si fa, e soprattutto cosa succede quando il sentimento finisce.


Pietro, padre separato in causa con una ex moglie che ha deciso di entrare in convento, salta da una relazione all'altra, incapace di rimettersi in gioco davvero.
Due anime difettose e difettate, incapaci di guarire. 
Lidia che preferisce essere libera anziché felice.
Pietro prigioniero della sua normalità.
E’ che ci sono sette miliardi di persone al mondo. Ma fondamentalmente si dividono in due categorie. Ci sono quelle che amiamo. E poi ci sono tutte le altre. Che sono tantissime. Le prime invece sono poche. Ci costringono a cambiare tutto quello che riusciamo a cambiare e a fare pace con quello che non potremo cambiare mai: per questo amarsi è un'impresa.
Ma davvero tutto quello che c'era di bello l'hanno già vissuto? L'amore arriva solo una volta sola?

Per Chiara Gamberale no. Lo dimostra la passione e la forza che ha messo in questo suo ultimo romanzo. Innamorarsi di nuovo è possibile, è solo questione di tempo.
Come ha detto la stessa autrice in una sua intervista il dolore è così straziante perché una separazione non divide solo due esseri umani fra loro, ma anche ognuno dei due, dentro di sé. E se il dolore è vissuto porterà a un altro, possibile, “adesso”. Se invece il dolore è solo subito rischia di diventare un alibi per non mettersi più in gioco.

La scrittrice riesce nell'ardua impresa di mettere in scena l'innamoramento nel senso proprio del termine: non ciò che accade fuori ma quello che succede dentro, quando incrociamo lo sguardo di una persona tra i 7 miliardi che vivono nel mondo e di colpo sentiamo una pallina nella pancia, lì sotto le costole, dove prima non c'era niente.
E non non importa quanto il nostro muscolo rosso ha sanguinato, quante volte è stato spezzato, non smetteremo mai di inseguire quella sensazione, quella pallina che ci fa sentire vivi. Perché fare il viaggio senza aver mai amato equivale a non aver mai vissuto. 


Indicazioni terapeutiche: per chi ha voglia di ricominciare ma non sa da dove iniziare.

Effetti collaterali: La maggior parte delle persone insegue il mito dell'amore platonico, la fantomatica ricerca dell'altra metà della mela, che ci completi, ci restituisca la nostra integrità. Io non la penso così. Sono accordo, al contrario, con ciò che diceva Philip Roth: Io credo che tu sia completo prima di cominciare. L’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due. 
La verità è tutta qui.

mercoledì 2 marzo 2016

Perché le Nazioni falliscono di Daron Acemoglu e James Robinson

Viviamo in un mondo di disuguaglianze economiche, sociali, culturali, disuguaglianze che, di giorno in giorno aumentano, di modo che i ricchi sono sempre più ricchi, mentre i poveri sono sempre più poveri.
Nei paesi ricchi le persone godono di migliore salute, vivono più a lungo e sono più istruite. Nella vita hanno accesso a molti agi e opportunità, dalla possibilità di studiare e scegliersi la propria carriera professionale, alle vacanze, alle case dotate di acqua corrente ed elettricità. Vivono in Nazioni in cui vigono governi democratici che assicurano la tutela dei diritti e delle libertà individuali. Elemento ancora più importante è il fatto che i cittadini possano votare alle elezioni influendo così in modo diretto sulle scelte politiche.
Nei paesi poveri, al contrario, non solo gli individui non hanno le risorse minime necessarie per il loro sostentamento, ma non godono nemmeno dei diritti considerati fondamentali. Spesso gli abitanti di tali paesi vivono infatti in Stati non democratici, i cui governi intervengono in modo invadente e oppressivo nelle loro vite private.
Copertina del libro

Da anni gli studiosi si interrogano sul perché esistano simili diseguaglianze a livello globale e quali siano le loro cause. Daron Acemoglu e James Robinson nel loro libro Perché le Nazioni falliscono sostengono che la causa è da ricercarsi nelle diverse istituzioni che governano i diversi stati, sostenendo che esiste un legame indissolubile tra istituzioni politiche ed economiche. È infatti il processo politico a definire all'interno di quali istituzioni economiche si svolgerà la vita dei cittadini, per esempio se gli scambi avverranno o meno in una situazione di libero mercato. Le istituzioni influenzano quindi i comportamenti e gli incentivi nella vita quotidiana e così facendo determinano l'origine del successo o del fallimento delle nazioni in cui operano. 
Acemoglu e Robinson sostengono che i paesi del mondo hanno una diversa capacità di sviluppo economico per via delle loro differenti istituzioni, cioè le regole che influenzano il funzionamento dell'economia e degli incentivi che motivano i singoli individui. Gli autori raggruppano tutte le istituzioni possibili in due grandi categorie: quelle inclusive e quelle estrattive. 
Le istituzioni inclusive permettono che nei luoghi dove si prendono le decisioni convivano i rappresentanti di numerosi e diversificati interessi e non soltanto quelli di una precisa élite. Il conflitto tra i vari interessi di questi rappresentanti fa sì che sia conveniente per tutti stabilire una legge chiara, univoca e che possa essere applicata in tutti i casi, invece dell’arbitrio di un monarca o di un dittatore che potrebbe appoggiare ora gli uni ora gli altri.

Distribuzione della ricchezza nel mondo
In altre parole istituzioni politiche inclusive significa democrazia rappresentativa, mentre istituzioni economiche inclusive significa un mercato tendenzialmente libero, dove per chiunque sia possibile aprire un’impresa o comunque esercitare il suo talento nella direzione che preferisce. I nemici delle istituzioni economiche pluraliste sono i monopoli, le corporazioni, le barriere all’ingresso nelle varie professioni e così via. Per essere inclusive, le istituzioni economiche devono quindi garantire il rispetto della proprietà privata, un sistema giuridico imparziale e una quantità di servizi che offra a tutti uguali opportunità di accesso al sistema di scambi e contrattazioni e la possibilità di scegliere liberamente un'occupazione.
I sistemi politici politici di tipo estrattivo, al contrario, concentrano il potere nelle mani di una cerchia ristretta e non pongono limiti all'esercizio del potere stesso. Le istituzioni economiche sono forgiate da questa élite per estrarre risorse dal resto della società, generando in tale modo un circolo vizioso: le istituzioni politiche consentono all'élite al potere di plasmare le istituzioni economiche con pochi limiti e quasi senza opposizione, e allo stesso tempo di determinare l'evoluzione futura del sistema politico-istituzionale.


In conclusione, la tesi sostenuta dai due studiosi americani è che non può esserci una crescita economica duratura e stabile senza democrazia e libero mercato. Una teoria costruita ad hoc per ottenere il plauso del pubblico occidentale?
Di sicuro siamo di fronte ad una tesi forte che farà molto discutere, perché bisogna sempre tenere presente che la storia non procede linearmente, ma è caotica, nel senso sistemico del termine, quindi non spiegabile con uno o due fattori.
Il libro è scorrevole e si legge bene, anche se è un po' prolisso. Il concetto espresso è chiaramente con molti gli esempi riportati a sostegno della tesi ma pecca, a mio avviso, di eccessiva ripetitività. L'ho trovato, in ogni caso, un libro interessante che spiega in maniera accessibile a tutti perché alcuni Stai "funzionano" e altri no.


Indicazioni terapeutiche: per chi non si è ancora reso conto di esser nato nella metà fortunata del mondo.

Effetti collaterali: Le istituzioni economiche inclusive creano mercati inclusivi che garantiscono a tutti gli individui la libertà di seguire le proprie aspirazioni e di realizzarle concretamente. Di fatto, aprono la strada ad altri due fondamentali fattori della prosperità: la tecnologia e l'istruzione. Una forte e prolungata crescita economica è quasi sempre accompagnata da innovazioni tecnologiche che permettono al fattore lavoro, gli individui, di diventare più produttivo. Alla dimensione tecnologica sono intimamente legati l'istruzione, l'abilità e le competenze professionali, il know-how, acquisite attraverso l'istruzione o il lavoro stesso. La scarsa qualità dei sistemi scolastici nei paesi poveri è causata da istituzioni politiche che non finanziano e sostengono le scuole. Il basso grado d'istruzione si traduce nello spreco di possibili talenti: È. plausibile che nei paesi poveri ci siano molti potenziali Steve Jobs, Bill Gates, Jeff Bezos, che lavorano come contadini o arruolati forzatamente nell'esercito.